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Sprint Retrospective: come funziona e quali sono gli obiettivi

05 Mar, 2020 Metodologie
Sprint Retrospective: come funziona e quali sono gli obiettivi

Alla fine del ciclo di Scrum, tra Sprint Review e Sprint Planning c’è lui: lo Sprint Retrospective.

I protagonisti di questa riunione sono il team di sviluppo, lo Scrum Master e il Product Owner. Vediamo allora come si svolge e quali sono gli obiettivi finali.

Fasi e obiettivi

Come riporta anche la Scrum Guide, lo Sprint Retrospective è un’opportunità di crescita e miglioramento. Un momento da riservare all’ispezione del lavoro e alla creazione di un piano per rendere più produttive le attività nel prossimo Sprint.

Una riflessione, certo, da concludere però con attività concrete e applicabili da subito, in perfetto stile Agile. 

Lo Sprint Retrospective è una vera e propria riunione a base di post-it - sì, sempre loro - in cui il team va a identificare le cause di alcuni malfunzionamenti registrati durante il periodo di lavoro. Ma non solo. 

Lo scopo è anche quello di incrementare la produttività e la soddisfazione per gli obiettivi raggiunti. Oltre alle criticità, infatti, ci si concentra sulle soluzioni, sulle migliorie da apportare e sulle azioni che verranno attuate, quindi, nello Sprint successivo.

Potremmo dire che questo è il momento in cui si tirano le somme, quella pausa fondamentale da dedicare alla comprensione di errori e intoppi, tutto in un’ottica positiva, di continuo miglioramento.

Come funziona, allora, praticamente uno Spint Retrospective? 

Questo è il modello di base previsto nella Scrum Guide.

sprint retrospective model

In pratica, lo Sprint Retrospective si articola in 3 fasi:

  1. analisi dell’andamento dell’ultimo Spint
  2. identificazione e valutazione degli elementi positivi e negativi riscontrati
  3. soluzioni e proposte provenienti direttamente dal team.

Da questa riunione non si può che uscire rafforzati e propositivi.

Il nostro Sprint Retrospective

Dopo averti spiegato la teoria, arriviamo alla pratica.

Il team di 20tab ha affrontato, proprio qualche settimana fa, uno Staff Meeting Retrospective. Abbiamo deciso di raccontarti - ok, non nei dettagli più segreti! - come lo abbiamo strutturato e cosa ne è venuto fuori.

Siamo partiti da 3 colonne sul muro

  1. la prima dedicata alle note positive, 
  2. la seconda per gli aspetti che non stanno funzionando come dovrebbero, 
  3. la terza per le possibili soluzioni e per le azioni che hanno portato valore.

A questo punto, ogni membro del team ha scritto su un post-it il suo pensiero, da incollare nella prima e nella seconda colonna, quelle delle criticità e dei successi.

20tab sprint retrospective

Tutti insieme abbiamo discusso le tematiche venute fuori e unito i post-it legati allo stesso argomento, per poi ordinarli in base all’importanza attribuita.

20tab sprint retrospective fase discussione

Solo a questo punto siamo arrivati alla terza colonna

Qui la procedura è stata la stessa: post-it per tutti, opinioni diverse, discussione e lista finale.

20tab sprint retrospective fase finale

La conclusione? Ovviamente azioni concrete, non solo parole.

Ogni partecipante ha individuato soluzioni e attività da inserire nel prossimo Sprint, in modo da evitare le problematiche registrate e continuare a lavorare sugli aspetti positivi già individuati.

Perché è così importante lo Sprint Retrospective

Molti potrebbero obiettare che questa pratica richiede tempo prezioso e, probabilmente, non fa che portare a galla problemi che vanno a scaldare gli animi del team piuttosto che unirlo.

Non è esattamente così. Si tratta di un investimento.

Lo Sprint Retrospective è un momento di confronto, che permette ai componenti del team di dire la propria su quanto è stato fatto, di esporre dubbi e proposte risolutive. 

È quindi fondamentale, perché fa sentire ogni singolo partecipante importante e, allo stesso tempo, rafforza quello spirito di squadra necessario per portare avanti il lavoro, non solo con buoni risultati ma in un ambiente positivo e aperto.

Un’occasione ulteriore e continua di team building, insomma, che non si sofferma solo su ciò che non ha funzionato. 

Ad esempio, noi abbiamo usato il metodo classico della retrospettiva ma abbiamo introdotto, nella fase finale, l’individuazione degli elementi di valore. Il nostro obiettivo non è stato solo quello di individuare i punti di attrito ma anche i successi che, identificati e condivisi di volta in volta, contribuiscono a motivare e ad accrescere la fiducia nel team.

E poi, lo scopo finale è quello di migliorarsi, sempre e costantemente. 

Per offrire ai clienti progetti di qualità portati avanti in modo efficiente, per lavorare in un ambiente propositivo e umano.
 

Redazione

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